Giochi Faziosi

Questa mattina sono andata a fare una passeggiata al parco, l'aria era ancora fredda ma il cielo era terso e il sole brillante. Molte erano le persone che godevano di quell'azzurro e di quel chiarore e molti i bambini che giocavano felici. Io osservavo e ascoltavo i rumori intorno a me. 
Mentre percorrevo un viale vidi un papà con il suo bambino di 3 o 4 anni venirmi incontro caminando nella direzione opposta alla mia. Erano ancora lontani, vedevo che il piccolo teneva in mano un grosso giocattolo ma non riuscivo bene a distinguere che cosa fosse. Rideva, si muoveva, giocava.
Quando erano vicini abbastanza perché io potessi distinguere meglio i dettagli mi sono accorta che il piccolo brandiva in aria un mitra. Lo agitava fingendo di sparare ad un esercito immaginario e cercava, con corde vocali ancora inesperte, di imitare il suono delle pallottole.

In un'altro momento storico probabilmente sarei stata al gioco: avrei fatto finta di essere stata colpita, mi sarei magari un pò accasciata per vederlo ridere di gusto. 
Oggi no. Oggi mi si è gelato il sangue nelle vene.
In un attimo guardando quegli occhi che ridevano mi sono resa conto di come quell'innocente bambino fosse completamente ignaro di tutto. Lui stava semplicemente giocando, stava esercitando il suo sacrosanto diritto al gioco e stava dando sfogo alla sua immaginazione. Oggi aveva scelto di esercitare quel diritto giocando con le armi senza sapere che purtroppo sempre oggi, altrove nel mondo, qualcuno con le armi non sta solo giocando.
Il mio sangue si è gelato di fronte a quella inconsapevolezza rispetto al dramma, alla morte, alla guerra, quella vera. Non mi sono permessa di giudicare né di biasimare il genitore che era al suo fianco. Forse è troppo dura dire ad un bambino così piccolo che oggi non può sparare e perché. Forse è troppo doloroso privarlo del suo sacrosanto diritto, dovendogli spiegare cose più grandi di lui e del genitore stesso.

La guerra è reale, tutti lo sanno e tutti ne parlano e io voglio lasciar parlare chi ha le conoscenze e le competenze per farlo. Quel mitra e quelle risate inconsapevoli sono l'unica cosa di cui mi permetto di parlare perché le ho viste e le ho sentite nelle vene. In quel preciso momento ho visto due mondi, due realtà e ho capito come spesso sia solo la fortuna a farci nascere in un momento e un luogo in cui possiamo giocare oppure in un momento e un luogo in cui rischiamo di morire.  
Sia benedetta l'innocenza, il gioco e la fortuna ma forse oggi sarebbe stato meglio ridere sull'altalena.






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