Cappotti e paillettes in banchina

È passato un anno dall'ultimo post. Un anno così intenso che mi sono addirittura dimenticata di scrivere. Ma, come ci si fa a dimenticare così di una cosa che ci nutre e che amiamo? Non lo so, succede. Succede anche con le persone talvolta. Succede.
La scrittura è proprio, dall'etimologia della parola stessa, "uscita dalla mia mente". Lo ha fatto in silenzio e con estremo altruismo, come per lasciare lo spazio disponibile ad altro che in quel momento era prioritario. Me la immagino elegante ma semplice, con una bel cappotto marrone di cashmere, una sciarpa buttata sulle spalle con le frangette che si muovono al vento e un bel baule antico mentre in stazione si allontana, guardandosi indietro solo un paio di volte. È un pò triste e amareggiata, i saluti lo sono sempre, ma è sicura che ci rincontreremo perché non ci si dimentica mai per sempre di ciò che amiamo.

Oggi ci siamo ritrovate e mi sembra giusto raccontare a lei, che nel frattempo ha tolto il cappotto e si è messa comoda, a voi e a me cosa è successo quest'anno.
Ho sfidato la mia stessa forza di gravità mettendo in dubbio ogni cosa, a partire dalla mia apparente stabilità. Ho ridato un significato tutto mio a quella stabilità, rinunciando a quella lavorativa ed economica in nome di quella fatta di valori, sogni e appartenenza.
Ho avuto paura quando ho firmato quel foglio, dopo 9 anni di appagante carriera? Si ne ho avuta tanta, ho tremato e ho continuato a farlo per settimane e per mesi. Tremavo e andavo in apnea. 
Ho sperimentato ancora più a fondo la solitudine, quella continua, constante e lacerante di quando sei in posto che non ti vede e da cui non riesci a farti vedere. 
Ho imparato a stare nell'incertezza, a curare la mia voglia di saltare sempre sul prossimo treno in corsa e ho imparato cosa vuol dire aspettare senza avere fretta. Sulle banchine dove si aspettano le coincidenze succedono sempre cose meravigliose. Proprio lì su quelle banchine un giorno mi sono accorta che avevo smesso di tremare. Ho alzato lo sguardo, fatto un grande respiro e ho guardato il tabellone delle partenze e finalmente mi sono sentita libera. Libera di ripartire.
Ho ascoltato e accolto tutte le parti di me, che sono tante e spesso in conflitto tra loro e che per questo ho sempre cercato di domare e giudicare senza mai rendermi conto che sono invece la mia grande forza e la mia unicità. A tutte loro ho anche dedicato un tatuaggio splendido, si, un'altro tatuaggio ancora, si, sicuramente non l'ultimo.
Ho ricominciato a sentirmi parte di qualcosa, a riappartenere a vecchi luoghi e vecchie persone con occhi nuovi e a nutrirmi di nuovi luoghi e nuove persone con la gratitudine e l'ingenuità della scoperta.
Ho capito che posso provare a fare quello che mi appassiona e che mi piace e ho iniziato a lavorare ai miei progetti creativi, miei, non di un brand, non di un azienda, non di un capo, miei, e suona così bene.
Ho capito che l'abbondanza e le cose belle arrivano quando siamo noi i primi ad essere grati e abbondanti verso noi stessi, verso gli altri, verso le cose che ci succedono o che non ci succedono, perché il caso non esiste e quando le cose sono destinate a te riescono a raggiungerti ma devi essere là con la testa alzata, le braccia aperte e le orecchie tese, come in banchina.

Cosa faccio stasera per celebrare tutto questo??
Stasera ho due ottimi compagni di serata, anzi tre.
Primo. L'antibiotico visto che ho una brutta influenza ormai da giorni.
Secondo. Il prosecco alcol free visto che va bene stare a casa, va bene non poter bere e va bene che farà schifo pero un tono bisogna pur darselo (porta fortuna lo stesso metterlo dietro le orecchie?)
Terzo. Chi quest'anno mi è stato vicino, anzi direi più addosso, in ogni momento bello e brutto di questo viaggio con curiosità e amore, senza mai portare rancore, senza mai lamentarsi e senza mai farmi pentire un giorno di quando ho deciso di portarlo a casa con me. Tancredi, il mio gatto anche se definirlo solo gatto mi sembra nulla. 
Come l'inizio, così la fine. Come l'anno scorso siamo di nuovo da soli io e lui stasera, per cause diverse ma forse per una ragione: la vera essenza delle cose.
Mi dispiace non essere con tutti i miei amici alla festa che avevamo? Terribilmente! Ma alcune cose succedono e non possiamo fare altro che accettarle, col sorriso e senza portare rancore perché tanto in banchina ce ne sono tantissime altre che ci aspettano e io mi metterò comunque il vestito di paillettes che avevo preparato e le aspetterò, col cappotto sopra che se no mi ammalo di nuovo!
Buon anno viaggiatori ci si vede in banchina.







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